LIBERTÀ E PARTECIPAZIONE



Di Simone Segna


Il 18 Aprile del 1948 in Italia ci furono le prime e vere elezioni repubblicane.


La Costituzione era entrata in vigore, l'assetto del nuovo Stato deciso. Le giovani istituzioni edificate dai Padri Costituenti avevano ora bisogno di essere riempite dallo spirito della Democrazia, così che l'Italia potesse finalmente fare i suoi primi e liberi passi, lasciandosi alle spalle i tempi della dittatura. L'affluenza fu altissima. Quel giorno votò il 92,23% di tutti gli aventi diritto. Circa 27 milioni di Italiani non mancarono alla chiamata del loro nuovo ruolo di cittadini, presero in mano il proprio destino e scelsero. L'11 Maggio Luigi Einaudi diventava il primo Presidente della Repubblica e il 23 partiva il V Governo De Gasperi.


Fu per tantissimi giovani come noi la primissima esperienza democratica. Parliamo di ragazzi che avevano vissuto la repressione del totalitarismo e l'orrore della guerra. Uomini e donne che avevano speso tutta la propria giovinezza per la Libertà del Paese, per quello che potremmo chiamare "Un secondo Risorgimento". Nella Repubblica trovammo una nuova e rinnovata unità per l'Italia; nella democrazia il collante vigoroso che univa le anime degli Italiani.


Devono essere stati momenti di grande emozione e orgoglio per quella Libertà tanto desiderata che ora poteva manifestarsi a pieno. Sì perché, oggi come allora, Democrazia significa "essere liberi", ma non come semplici individui isolati da ciò che li circonda. No, vuol dire essere cittadini, persone che sono e vivono nel mondo, tra e con gli altri, con l'obbiettivo di giungere alla piena realizzazione di sè e alla propria felicità. Non c'è qualcuno che decide per noi, ognuno ha in mano il proprio futuro e la responsabilità di pensare al meglio per sè e per gli altri. Democrazia è perciò anche confronto e scontro. Contraddittorio, competizione e dibattito, d'altronde, sono essenziali per generare e costruire una società dinamica e ricca di stimoli. È nella discussione che la politica si esprime a pieno ed è capace di mostrare la parte migliore di sè.


Abbiamo allora il dovere di non dimenticare il 18 Aprile 1948.  "Libertà è partecipazione" diceva un grande Giorgio Gaber e quel giorno tutto il nostro popolo tornava a essere protagonista della propria vita, fautore del proprio futuro e destino. Teniamolo ben a mente allora quando veniamo chiamati al nostro dovere di cittadini. Il voto è un istante sacro nella dimensione della Democrazia, non  qualcosa da prendere alla leggera. Si tratta di decidere per sé stessi e anche per gli altri. Vuol dire influenzare il proprio domani e quello di tutti.


Questi difficili mesi di Lockdown e restrizioni ci hanno insegnato come nulla vada mai dato per scontato e come la nostra Libertà sia da coltivare e curare ogni giorno. Difendiamola allora con costanza, facendo la nostra parte, dando un contributo decisivo per rendere migliore il mondo in cui viviamo. Lo dobbiamo a noi stessi e a quei tantissimi giovani, che, sacrificando la propria, hanno regalato una vita migliore alla nostra generazione.




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